Potremmo dire che le chicche di patate (io preferisco chiamarle chicche della nonna) sono la vera prima forma di gnocchi, da cui poi sono derivate tutte le altre variazioni. La storia ha origine lontane, fin dalle prime importazioni in Europa di patate provenienti dall’America. Da allora gli gnocchi vengono prodotti artigianalmente e industrialmente ovunque in Italia, da piccoli pastifici e grandi produttori di pasta fresca. Ci volle pochissimo perchè diventasse un piatto fondamentale della cucina di tutte le regioni italiane – famosi da Verona a Sorrento, passando per Roma dove gli gnocchi rappresentano il piatto tradizionale del giovedì con tanto di detto “Giovedì gnocchi, Venerdi pesce, Sabato Trippa”.

Chicche della Nonna: Storia della Produzione Artigianale

Gli gnocchi, sono un piatto antico tanto quanto umile e povero, più risalente a classi sociali povere e contadine che si sfamavano con patate e da cui creavano pietanze diverse e altamente nutrienti.
Un giorno erano verdi, perché a disposizione c’erano gli spinaci o il basilico, un altro erano rossi, perché c’era stato il raccolto delle barbabietole o pomodori. In qualche occasione gli zanzarelli – gli avi degli gnocchi – subivano trasformazioni cromatiche per gli stessi motivi, aggiungendo alcuni ingredienti vegetali nell’impasto. Il brodo diventava dorato, sinonimo di ricchezza della casa, con l’aggiunta di uova e zafferano.

Con ogni probabilità gli gnocchi sono la prima forma di pasta usata dall’uomo; a forma di piccolo boccone strappato, composti da un impasto di acqua e farina, che poteva essere di miglio, farro o grano, venivano cotti in acqua o spesso anche fritti.

Mia nonna mi chiamava sempre: ‘Vieni dai che ti preparo gli gnocchi!’. E io la guardavo con fascino ed ammirazione, e ammaliata l’ascoltavo ‘così si cavano le patate, una a testa, che tu devi esser certa sian adatte per gli gnocchi!’. E lei sapeva che quelli piccini erano i miei preferiti, se poi fatti con la zucca ancora meglio.
Cucinava la zucca che diceva doveva esser ‘bella gialla e stagna’ cioè soda. La zucca si raffreddava, solo allora mi dava una forchetta in mano ‘ora bimba, disfala!’. Ne faceva poi un pastone aggiungendo tutti gli ingredienti del caso: uova, pane grattugiato e fior di farina, noce moscata e formaggio, sale, pepe ed un pizzico di lievito. Sono sempre stata affascinata dalla completa mancanza di quantità nei ricettari delle mie due nonne che sono una lunga lista interminabile di ‘un pò’ e ‘quanto basta’.
Si tirano tanti rotolini che poi si tagliano in piccoli pezzetti.
Finalmente li si cuocevano – sempre un po’ alla volta in abbondante acqua e man mano che
salgono in superficie si mettevano nella terrina da condire (sempre burro fuso salvia e formaggio). Lei mi diceva che gli gnocchi di zucca s’usavano nei mesi di settembre, ottobre e novembre: “ Parchè le sia bòne, le suche le ga da èsre tra le dỏ Madone”, letteralmente le zucche son buon tra la Madonna di Settembre e quella di Dicembre.
Beh da quel giorno gli gnocchetti di quella forma sono diventati le mie chicche della nonna, uniche e sensazionali. Sempre da quel giorno, non abbiamo mai smesso di farli con tanta passione.